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(Nato a Vercelli nel 1885 e morto a Vercelli nel 1967). Fu
un personaggio che, per un incredibile destino, non ebbe mai a conoscere il
viale del tramonto, anzi ne ha percorso sino alla fine del suo tempo, la strada
sempre eccitante e luminosa della dinamica sportiva. La sua splendida figura di
gentiluomo e d’atleta ha dominato per oltre 60 anni la ribalta dello sport
italiano ed internazionale ed ha saputo proiettare luci di clamorose
affermazioni in tutta Europa. Ha saputo infatti
rappresentare, nella realtà dei suoi tempi e ancora dei nostri, le
caratteristiche semplici e geniali della nostra gente e della nostra terra.
Grande é stato l’uomo, il padre amoroso di Bona e di Franco, il soldato
coraggioso sino alla temerarietà (in Libia e poi nella seconda guerra mondiale
- aveva ben 55 anni -) il medico attento, lo sportivo, l’atleta, il tecnico, il
creatore, l’organizzatore, il maestro, il giornalista. Una serie infinita di
sostantivi cui devesi accompagnare una ben delineata aggettivazione. Sin dal
1903 quindi, il nome di Bertinetti resta associato a quello della Pro Vercelli
e fa nascere quello che molti considerano ancora oggi un mito. Il mito che
suscita ancora ai nostri tempi l’emozione, la gioia, la passione e l’orgoglio
di tutti gli sportivi. Nasce, infatti, sotto la spinta bertinettiana l’epopea
delle “bianche casacche”, degli uomini forti, dei sette campionati vinti, delle
memorabili partite internazionali. Nasce l’epopea del calcio semplice e
ardimentoso. Marcello ne é il primo e ferreo capitano, come sarà poi l’alfiere
indiscusso e insuperato di uno sport tra i più antichi ed avvincenti del mondo:
la scherma. In tale disciplina che é dinamismo, forza creativa, potenza
fulminea quanto il pensiero e dove il pensiero stesso alimenta continuamente
immagini di energia motrice per l’esecutività dei gesti ritmati ed eleganti, Marcello Bertinetti toccò vertici altissimi. Fu il
moschettiere per antonomasia, lo schermitore vincente di tre Olimpiadi (Londra
1908, Parigi 1924, Amsterdam 1928) un pressoché incontrastato dominatore di
tanti trofei, in Italia ed Europa. Fu anche uno splendido soldato. Ufficiale
medico generoso e leale. Anche nella vita militare, quindi, rappresentò un
esempio di ardimento e di coraggio. Marcello Bertinetti non ha mai conosciuto
il viale del tramonto ed infatti, già ottantenne,
resta ancora sulla scena dello sport come Presidente del Panathlon Club e in
tale veste soleva chiamare attorno a sé i campioni del passato e circondarsi di
giovani per spronarli a gareggiare, a lottare, a fare meglio, a fare di più. La figura di Marcello Bertinetti si può paragonare oggi, nel
campo dello sport e senza paura di esagerazioni di sorta, a quella dei grandi
geni del Rinascimento. Geni universali, ai quali tutte le discipline erano note
e che furono in grado per ognuna di esse, di dare un
notevole apporto. Un grande giornalista, il celebre Carlo Bergoglio, detto
Carlin (direttore di Tuttosport), l’ha definito in un suo elegante elzeviro: il
Leon Battista Alberti dello sport. Essa dà per intero la misura di Marcello
Bertinetti: uomo, soldato, atleta, maestro, dirigente, olimpionico, giornalista