VERCELLESE DEL XX SECOLO

Ambrogio Alciati

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(Nato a Vercelli nel 1878 e morto a Milano nel 1929). Nel panorama degli artisti vercellesi del900 si afferma come chiaro maestro Ambrogio Alciati. La sua morte prematura avvenuta nel 1929, nel pieno della maturità, non cancella il ricordo dell’artista, anzi ne conferma la sua chiara fama che lo consacra alla storia dell’arte italiana. Alciati, già per sua natura incline allo studio del disegno, seguì i corsi presso l’Istituto di Belle Arti di Vercelli sotto la guida del maestro Costa. L’eccellenza dei risultati ottenuti, lo portò, con una borsa di studio all’Accademia di Brera, dove ebbe come maestri Bignami, Giuseppe Mentessi e Cesare Tallone. Brera non fu soltanto una scuola d’arte per l’Alciati, ma fu anche l’occasione per la formazione di una solida cultura. A Milano si trasferì con la famiglia ed ebbe come compagno di studi Attilio Gartman anch’esso vercellese e scultore. La pittura di Alciati é stata precocemente riconosciuta. Già premiato alla prima presenza al Premio di Brera nel 1910, gli fu assegnato, sempre alle Biennali, il più ambito premio braidense: il “Principe Umberto”, con il ritratto della giovinetta Binda. Dei primi anni del secolo sono poi da ricordare i grandi temi sociali. Piace citare da uno scritto di Rebora: “Alciati aveva saputo osservare una molteplicità di segnali e impulsi provenienti da esperienze internazionali diverse tra loro, non solo da quella postimpressionista di Eugene Carriere, ma anche quella di Anders Zorn, Philip Laslo, John Sargent e di Paul Albert Bernard assimilata e ricomposta in una sintesi autonoma, per non citare il solito Giovanni Boldini”. (Vedi, riferito a Boldini, i grandi ritratti a pastello del Museo d’Arte della città di Lugano. Alciati, infatti, é stato allievo di un virtuoso del pastello quale il già citato Giuseppe Mentessi). Presente alle Biennali veneziane e ad altre importanti mostre internazionali, dopo la parentesi del 1° conflitto mondiale, l’Alciati ritorna a Milano, dove si afferma come eccellente ritrattista ed in quel periodo decora ad affresco ville patrizie e edifici religiosi. Le sue opere, molto richieste, sono presenti presso famose ed importanti collezioni dell’epoca. Nel 1920 Giovanni Beltrame, Presidente dell’Accademia di Brera lo chiama ad insegnare al corso di pittura e di disegno del nudo, già cattedra di Cesare Tallone. A Brera insegnano altri due artisti vercellesi anch’essi provenienti dall’Istituto di Belle Arti: Verzetti e Grolla, con i quali Alciati partecipa a mostre d’arte. A Vercelli, nel 1922 é presente con un’ampia mostra personale, che sarà l’unica sua. Nel 1934 sposa Raffaella di Mala, dalla quale ha una figlia: Amelia. Di quegli anni di serenità sono le sue intense opere familiari e i quadri di paesaggio. Dopo la sua scomparsa, Vercelli dedica nel 1961 una retrospettiva al Museo Borgogna. Seguiranno poi la mostra di Milano, curata da De Grada nel 1975 ed ancora quella a Vercelli nel 1989, curata da Bossaglia e Melotti. Ultima, poi, la mostra a Milano del 1997: “Pittura a Milano dal 1906 al 1929”, dove é presente con il grande quadro dell’Annunciazione del 1906 ora alla Galleria d’arte moderna di Udine e con il ritratto di Ada Binda. Scrissero di lui, oltre alla ricca biografia di Nicodemi, anche i più chiarissimi critici, quali Marangoni, Carpi, Borghese, Arata, Valsecchi, Passoni. Le sue opere sono presenti in molte pinacoteche e gallerie italiane ed estere: Milano, Torino, Vercelli, Trieste, Udine, ecc. ed in Svizzera: Lugano, Bellinzona.