VERCELLESE DELL'ANNO 1982
Cesare
Filippone
al centro nella foto
da “la nosa varsej” novembre 1982
Ci ha lasciato in silenzio, Lui, il Cesare, che ci aveva abituato alla serena allegria, alla bontà, all’altruismo.... Lo abbiamo ricordato in Famija, una sera, venerdì 22 ottobre. In quella Famija che l’aveva visto nascere, nel 1970, quando con altri amici, con Ceo e Beppe aveva costituito “I Celti”.
Cesare Filippone era uno di noi, che credeva nella sua città e amava la sua gente e, della sua gente, ne cantava le gioie ed i dolori, ispirandosi a vicende e personaggi della nostra terra.
Di Cesare Filippone, il “Cesare dei Celti” si potrebbe scrivere e dire a lungo. La sua breve vita è stata intensa, vissuta minuto per minuto, senza respiro.
Quel pomeriggio dell’anno 1970 al Teatro Civico, era 27 settembre, ed era una domenica qualsiasi - era la giornata del decennale della Famija Varsleisa - i “Celti” non erano ancora conosciuti. Ci volle poco per farli conoscere.
Con loro c’erano Pino de Maria ed Edoardo Ciocchetti, e c’erano altri amici che erano venuti per festeggiare la Famija.
Ci fu la replica alcuni mesi dopo, il 19 aprile 1971, sempre al Teatro Civico. Il titolo della serata era “Cansson ‘n Famija”.
Poi il successo, ovunque. A Vercelli e fuori. “I Celti” venivano con noi, con la Famija che era la loro Famija. Venne il primo disco con le canzoni “folk”, le canzoni della nostra gente, la più umile, la più semplice, la più vera.
Le canzoni dei “Celti” varcarono i confini della nostra Patria e approdarono ovunque, in ogni parte del mondo, dove c’era un vercellese.
Ricordiamo “Oh, Signur?....” e poi altre canzoni, “I fassiñi”, “Na sera la stassion”, “Oh, che sità”, “’L Gioebi”.
Cesare Filippone, l’amico Cesare, il “Cesare dei Celti” ha dato il cuore ad un’epoca, e ci ha dato l’affetto, quello vero, pulito. Ha lasciato un’impronta che non sarà facilmente cancellata.