L’IPOTESI
Donna non ha mai voluto lasciare la sua città, rinunciando alle opportunità che i grandi centri avrebbero certamente potuto offrirgli.
Ha preferito proseguire, da solo, per la sua difficile strada, senza sponsorizzazioni avvedute o il patrocinio di Mecenati introdotti, confidando unicamente nei propri mezzi e nella propria ostinazione.
Con tale scelta ha indubbiamente perso l’occasione di una partecipazione più diretta alla vita artistica italiana, che gli avrebbe consentito confronti eccitanti, dialoghi più concreti, apporti più incentivanti, indicazioni più estemporanee, linguaggi aggiornati.
Verrebbe da chiedersi quali influenze avrebbe avuto su di lui un suo eventuale trasferimento in una grande città, dove il mondo della cultura vive tutti i fermenti, il perpetuo confluire di idee e di proposte e le mille cerebralità delle avanguardie ad ogni costo.
La visita ad una mostra di Donna dei due ex Sindaci di Vercelli: l’avv. Primino Pretti ed il prof. Giorgio Berzero, con lui nella foto e con Maria Ghittino titolare della galleria d’Arte.
Con tutta probabilità avrebbe seguitato a vivere forse ancora più appartato, soffrendo per di più tutti i malesseri dell'estraneità.
Donna era un uomo fragile, ma di una determinazione granitica e di una coerenza assoluta. Il che costituisce, d’altronde, una delle più comuni contraddizioni della vita.
Avrebbe sicuramente declinato adesioni ed aggregazioni per lui inconciliabili con il suo temperamento, sdegnandosi per tutte quelle gigionerie e quegli eccessi che spesso vegetano nel sottobosco artistico, mirando unicamente ad un momento d’eclatanza.
In realtà un suo trasferimento avrebbe significato, per lui, unicamente l’allontanamento dalle abitualità, scollocandolo dalla consolidata sicurezza delle proprie routines, dal conforto degli incontri quotidiani, dalla familiarità d’ogni presenza e d’ogni percorso. In cui aveva trovato, durante il suo primo splendido quarto di secolo d’attività artistica, l’ispirazione nella spontaneità, più che nella cultura e nell’invenzione.
Forse la sua permanenza a Vercelli non gli avrà favorito una più sollecita introduzione al grande mondo dell’arte. Ma Donna è riuscito ugualmente a raggiungere la solenne consacrazione dei grandi musei dell’arte moderna, il concorde riconoscimento della critica ed il vasto interessamento degli esigenti e raffinati collezionisti. E, fatto sicuramente inconsueto, raggiungendo più notorietà all’estero che in patria.
Una scelta diversa, d’altronde, l’avrebbe divelto dalle sue profonde radici provinciali ed allontanato da un ambiente congeniale, dove ogni essere ha una propria dimensione ed una naturale collocazione. Un alveolo di sicurezza di cui Donna ha sempre avuto bisogno.