Armando Donna

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IL CENACOLO

 

Tutto filava per il verso giusto, anche se qualche pittore della vecchia guardia, ossidata dal convenzionale, si sentì scomodato nella sicurezza della sua collocazione cittadina, da quel gruppetto scapigliato. E sbottò, stizzito, disapprovando perentoriamente.

Evidentemente per alcuni l’innovazione, lo stesso aggiornamento per seguire i tempi sono veramente fattori inconciliabili se si muovono un po’ le opinioni o scuotono un tantino qualche radicato privilegio. Per cui nacquero le prime polemiche e dilagò un innocuo, eccitante diverbio dialettico a scuotere le acque sonnacchiose del ristagno.

Ciò attivò un certo interesse per quella specie di piccolo cenacolo di amici che si era, da poco, autobattezzato “Gruppo Forme”. Cosi tutto si girò sul serioso. E questo modesto consesso, senza particolari velleità e quasi del tutto sconosciuto, si trovò, con suo grande stupore, improvvisamente proiettato nella cronaca cittadina con l’inatteso ed eccitante ruolo di avanguardia in quel polveroso mondo artistico.

Ma la notorietà, repentina quanto impensata, dilagò oltre i confini provinciali fino a raggiungere qualche prestigioso insediamento culturale nazionale da cui giunsero inaspettati consensi e richieste di notizie più identificanti.

La circostanza colse il gruppo totalmente impreparato a quest’ondata d’imbarazzante pubblicità che mancò il coraggio, e ancor più la voglia, per assumere un’immagine più concreta.

L’allegra convivialità, la familiarità della conversazione, la diatriba scherzosa, la civetteria delle considerazioni, la disponibilità erano già componenti sufficientemente appaganti e confortevoli per un ritrovo di amici, affrancati dai pregiudizi e consapevoli, che gusto e buonsenso immunizzavano da angoscianti rigorosità e conformismi avvilenti. Così fu lasciata cadere ogni opportunità.

Il gruppo si sciolse due o tre anni dopo. Non per contrasti, rancori, divergenze o ripensamenti. Fisiologicamente. Per la naturale conclusione del suo ciclo.

Non mi sono dilungato su questa storia per intonare una tardiva apologia del “Gruppo Forme”. Intendevo solamente far conoscere o ricordare questo particolare momento storico della vita artistica cittadina, perché l'incontro di Donna con questo piccolo sodalizio è determinante e definitivo per la sua scelta artistica.