Armando Donna

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IL PADRE

 

Il suo richiamo alle armi si concluse 1’8 settembre 1943, come per moltissimi altri, con la resa incondizionata agli alleati ed il totale sbandamento del nostro esercito.

In quello stesso anno realizzò finalmente il suo sogno sposando la donna della sua vita, la dolce Licia Antonietti, stupenda ragazza vercellese, che successivamente gli regalò la grande gioia del figlio Franco.

Ma ad offuscare in parte questa immensa felicità fu uno strascico della maternità. Un postumo imprevisto che si protrarrà per tutta la vita della sfortunata signora Licia, con indicibili sofferenze.

Essa sopporterà coraggiosamente per anni questa interminabile afflizione, alternando apparenti miglioramenti ad improvvise ricadute e lunghe degenze in vari ospedali, fino al giorno della scomparsa, il 25 febbraio 1979, a sessantacinque anni.

Il figlio Franco viveva ormai da anni nella capitale dove gestisce, con la moglie, un negozio d’abbigliamento.

Franco era il suo orgoglio ed è anche una grande gloria dello sport vercellese. Un asso di tiro a segno a livello mondiale: campione italiano juniores a diciotto anni. Nazionale a ventuno. Vincitore di diversi titoli e detentore di vari primati italiani.

Raggiunse il culmine delle sue prestazioni con il grande exploit, ai campionati europei di Pilsen, in Cecoslovacchia, dove conquistò due medaglie d’oro ed una di bronzo, oltre al primato mondiale di carabina standard, di cui è tuttora recordman europeo. Poi fu anche campione mondiale a squadre a Phoenix, in Arizona. Eletto Vercellese dell'anno 1969.

Al ritorno dalle armi, Armando Donna si immerse profondamente nello studio dei grandi maestri del bulino: da Jean Duvet a Jerome Cock, da Pieter Bruegel a Hendrick Goltzius, da Claude Mellan ad Abraham Bosse, a Robert Nanteuil, a Nicolas Edelinck, ad Andran, a Longhi, a Raffaello Morghen, allo statunitense Alexander Anderson, a Dupont, Beaufrère, De Bruycker allo stesso Picasso, Albert Decaris, ben noto ai filatelici di tutto il mondo per le stupende incisioni di francobolli, realizzate per le ambiziose poste francesi.

 

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Donna si rilassa in un momento di sosta rileggendo uno dei suoi autori prediletti.

 

Donna amava moltissimo anche la lettura. Fra i suoi autori preferiti prediligeva qualcuno in modo particolare che rileggeva abitualmente. Quasi con religiosità. Quando aveva bisogno di conforto per superare qualche esitazione o un assillo.

Oltre al già citato Guarnati, Rainer Maria Rillke, Paul Valery, il più riletto, Sigmund Freud di “Psicanalisi e storia dell'arte” e Matteo Marangoni di “Saper vedere” e di contenuti diversi, apparentemente in contraddizione, che potrebbero indurre a supporre una casualità delle scelte. Ma se li consideriamo più a fondo, ci avvediamo come essi s’integrano, in qualche modo, su concetti fondamentali dell’arte.