L’UOMO
Armando Donna è nato a Vercelli il 5 febbraio 1913. Il lieto evento avvenne in una casa del viale Garibaldi dove si trova attualmente il ristorante “il Paiolo”.
Anche la madre Maria Fariolotto, ricercata ricamatrice, era nata a Vercelli nel 1892 e morì a sessantacinque anni, nel 1957. Il padre aveva visto la luce a Formigliana nel lontano 1885. Era stato dapprima commesso presso un apprezzato negozio di biancheria per il Corso. Poi divenne socio della mitica Cooperativa Armoniche di Vercelli cui si dedicò, con estrema passione, per il resto della vita. Mancò ormai ottantacinquenne nel 1970.
Armando era figlio unico. Dopo le elementari passò alle scuole Borgogna per seguire gli insegnamenti dello scultore Francesco Porzio, autore, tra l’altro, del monumento al generale Bava davanti alla caserma Garrone, nel vecchio quartiere di porta Milano.
Donna con la fidanzata Licia Antonietti, all’inizio degli anni ‘40 che sposerà nel 1943.
Successivamente frequentò l’Istituto delle Belle Arti cittadino dove ebbe per insegnanti gli indimenticabili Vertice e Cerallo, due pilastri dell’Istituto, che contribuirono alla formazione artistica di generazioni di vercellesi.
Ma chi iniziò Armando Donna all’incisione fu il prof. Enzo Gazzone, noto pittore della Vercelli bene, nei lunghi anni a cavallo dell’ultimo conflitto mondiale, che gli insegnò la tecnica dell’acquaforte in cui eccelleva nell’ambito cittadino.
Contemporaneamente Donna praticava l’atletica leggera: correva i quattrocento metri piani con discrete prestazioni, per quei tempi, che lo portarono anche alla partecipazione di due edizioni dei campionati italiani. A Firenze ed a Napoli.
Le sue prime acqueforti risalgono al lontano 1934, anno in cui fu chiamato alle armi per il servizio di leva, che assolse a Torino in aviazione e da cui tornò nel 1935.
In quel periodo, subito dopo il servizio militare, intraprese anche lo studio del violoncello, continuandolo per quattro anni sotto la guida dell’indimenticato Maestro Figliolini e interrompendolo per il richiamo alle armi, nel 1940.
Donna suonava ancora questo romantico strumento, particolarmente nei momenti di forte tensione per scaricarsi delle ansie e delle inquietudini.
Nella musica i suoi autori preferiti erano Paganini, Beethoven, Musorgskij, Bruck, Smetana, Bach.
Richiamato alle armi nel 1940 con il grado di sergente.
Il richiamo alle armi, nel 1940, lo trasferì a
Si era portato dietro le lastre di zinco, acidi e vernici. E durante le ore di riposo, anziché andare in libera uscita, si tuffava nell’esercizio della sua arte preferita che era allora l’acquaforte.
E proprio a
Passando davanti alla vetrina d’una libreria, in quella simpatica cittadina Ligure, gli cadde casualmente lo sguardo sulla copertina d’un libro che da quel momento avrebbe segnato la sua esistenza e determinato il suo futuro d’artista predestinato. Si trattava del volume “Bianco e Nero” di G.F. Guarnati. Una rapida scorsa e fu la rivelazione.
A ricordare questo fatto, dopo oltre cinquant’anni, Donna si emozionava ancora, sempre stupito e felice di questa decisiva scoperta che gli svelò l'incisione a bulino, fino ad allora ignorata.
Durante le lunghe serate di caserma si dedicò totalmente alla scoperta dei grandi incisori del ‘400 e del ‘500: Andrea Mantegna, Luca di Leida, Antonio Pollaiolo, Marcantonio Raimondi (specializzato quest’ultimo nella riproduzione di opere dei grandi maestri del suo tempo e, particolarmente, di Raffaello), Maso Finiguerra, indicato dal Vasari come l’iniziatore dell’incisione a bulino in Italia, Albrecht Durer che lo impressionò più d’ogni altro e gli accese la passione per la tecnica, la ricerca e l’approfondimento di questo stupendo settore dell’arte.