Concorso Nazionale di Poesia
2010
CONTENUTI
Tiziana
Monari
Gianni
Monticelli
Tiziana Monari di
Prato (Po)
Premio Nazionale sezione dialetto “Pino
De Maria”
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Raflin dialetto di Monghidoro (Bo) Inquiet come un mimin schelz come ei profum de la gramigna ascoltievi in na conchiglia la voc dell’onde le amer filastroc de paese al vesp in dla testa mille fauni a urler in dei cor
cantevi intorni ai fog tra gli ulivi e il mer in una vigna antica dissodand zolle spilland il sanghiovese in controluz.
Sot ai bord dl’umbrela arricievi foie d’avril ei creposcol d’un Dio capovolt
nei legn insidevi lucignol figure di donne i cavei ricuverti di novle bianche al ceia de sol sbilenchi
avevi celč al solitudin in dla tasca un turroncin Sperlari al carmellel Rossana
poi avrivi al tu men quelle men che n’avivan brisa gnint
solo monili spars in dla tera e il rusmarin en dl’ort. In fond ai curtil. |
Raffaele Traduzione Inquieto come un bimbo scalzo come il profumo della gramigna ascoltavi in una conchiglia la voce delle onde le amare filastrocche di paese le vespe nella testa mille fauni che urlavano sul cuore
cantavi attorno al fuoco tra gli ulivi e il mare in una vigna antica dissodando zolle spillando il sangiovese in controluce.
Sotto i bordi dell’ombrello arricciavi foglie d’aprile il crepuscolo di un Dio capovolto
nel legno incidevi lucignoli figure di donne ricoprendo i capelli di nuvole bianche le ciglia di soli sbilenchi
avevi nascosta la solitudine in tasca un torroncino Sperlari le caramelle Rossana
poi aprivi le mani quelle mani che non avevano niente
solo monili sparsi per terra e il rosmarino dell’orto.
In fondo al cortile. |
Gianni Monticelli di
Serravalle Sesia (Vc)
Premio Nazionale sezione italiano “Dino Serazzi”
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Mio padre era Tex Willer La colt lucida e pronta ad esplodere emozioni, il tamburo sempre pieno di forti sensazioni, ligio al suo dovere, come dice la legge del mitico mestiere. Ed albo dopo albo: dagli al fuorilegge! E giorno dopo giorno: cavalcavamo insieme tra le verdi praterie, visitando tribů indiane, galoppando fino a sera con bufali e mandrie di vacche e di stalloni. Mio padre era come Tex, non si voltava mai: lo sguardo verso il west. Ma un giorno mi destai sorpreso, nel mio letto, cruda la realtŕ, capii che non ero in un fumetto… M’č rimasto di lui un bassorilievo bianco e nero sulla roccia umida, macchiata di salnitro, d’una miniera d’oro. |