Concorso Nazionale di Poesia
2009
CONTENUTI
Alba Silva di
Robbio (Pv)
Premio Nazionale sezione dialetto “Pino
De Maria”
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Anca i besti is paruln (dialetto lombardo) La sciura Tugneta la gà i besti da curtil, cunic, galinni, e po ancora. Un cunic negar e iun bianc aie at’na gabbia. Al negar un dì la cumincià crià, l’autar ag dis: «cusa ta ghe da crià! Cusa te suces?» lu tut amagunà: «I vuraria se at fusi al me postc cusa adrii, aio sintu che la padrona, la parlava an sema al’avsin d’agnulot, lè al dì dlà festa e propi mi aio sintu che con la me carna la vura fa festa» «Ma piansa no! magari la cambia idea» «Ad vori dì che avenci dla mia carna i mangiu la tua?» «Ah!... no è! Mi i vuriva dit che la cambiava menù, anveci di agnulot, la fava al risot». La galina la sintu: e ag dis «Ah! Viautar du i vurarii sta al mond mandam mi an tal mond dalà al ghi no un po ad cumpasion!» «No! I vurivu di che al risot as pod fal cun al dado e i funs. La sciura Tugneta la dis: «cusa alghi viautr tri da barbutà?» An sunna al dis gnet, po l’asenta di vusinni: «Mi ison al cunic giuvan la me carna lè no bona da mangià» «Mi ison al cunic vec la mia le dura da mastia» «Mi ison la galina vegia e sopa ma l’ov ison ancura bona da fal». La sciura Tugneta la se musiunà culi paroli, po la dis: «ma an di tuc trì a cul pais, i fo pu ne agnulot, e ne al risot, i vo al supermercà e i pii una scatola ad pasta già preparà». |
Anche gli animali si parlano Traduzione La signora Antonietta ha gli animali da cortile: conigli, galline, e poi ancora. Un coniglio nero e uno bianco sono in gabbia. Il nero un giorno incominciò a gridare, l’altro dice: «Che cosa hai da gridare! Cosa ti è successo?» Lui, singhiozzando «vorrei vedere se fossi al mio posto cosa diresti; ho sentito la nostra padrona, che parlava con il vicino, d’agnolotti; è il giorno della festa, e proprio io ho sentito che con la mia carne vuole fare festa.» «Ma non piangere! Magari cambia idea.» «Vuoi dire che invece della mia mangiano la tua?» «Ah no è!... io volevo dirti che cambiava menu; invece degli agnolotti, faceva un bel risotto.» La gallina ha sentito e dice: «ah voi due vorreste rimanere al mondo, e mandare me nel mondo di là; non avete un po’ di compassione!» «No! Noi volevamo dire che il risotto si può fare anche con dado e funghi.» La signora Antonietta dice: «cosa avete voi tre da borbottare?» Nessuno parla, poi si sentono delle vocine: «Io sono il coniglio giovane, la mia carne non è ancora buona da mangiare» «Io sono il coniglio vecchio; la mia è dura da masticare» «Io sono la gallina vecchia e zoppa; ma l’uovo sono ancora capace di farlo.» La signora Antonietta si emoziona nel sentire quelle parole, poi dice: «andate tutti e tre a quel paese; non faccio più né gli agnolotti e né il risotto, vado al supermercato e compro una scatola di pasta già preparata!
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Giuseppina Ranalli di
Candiolo (To)
Premio Nazionale sezione italiano “Dino Serazzi”
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Fiabe Fiabe incredibili giungono in Africa dalla terra dei bianchi. Fiabe di feste dove le arance si lanciano addosso per gioco e il riso si getta sugli sposi. Fiabe incredibili di città in cui abbonda il cibo buttato, di donne e uomini grassi che pagano per dimagrire. Fiabe di popoli dove ogni persona possiede decine di abiti. “Fiabe” pensa il bambino africano “non possono esistere posti così” |