PANNOCCHIA DI RISO D’ORO 1995
Lorenzo
Viola
Lorenzo Viola ad Arles, in Mas Case Neuve e, nel suo paese d’adozione, è unanimemente considerato un benemerito della risicoltura francese ed europea, in primo piano in questi mesi, giacché l’applicazione del trattato Gatt potrebbe mutare l’assetto del settore nei cinque paesi risicoli dell’Unione Europea, ossia in Italia, Spagna, Francia, Portogallo e Grecia.
Prima però di illustrare le qualità umane e professionali di Lorenzo Viola desidero richiamare l’attenzione su un risvolto di carattere generale, importante ai fini dell’integrazione delle culture provenzale, piemontese e camarguese al di qua ed al di là delle Alpi.
Proprio quest’anno, ricorre il 25° anniversario del gemellaggio fra Arles e Vercelli, fortemente voluto dalla Famija Varsleisa, coltivato con tenacia ed apertura spiccatamente intellettuali nei momenti anche di maggior distrazione dell’opinione pubblica vercellese ed arlesiana, alla base di flussi turistici non trascurabili fra due città ugualmente originate dalla romanità classica. Quindi, con una "carica" storica e di autenticità popolare degne di crescente valorizzazione.
Per rendersene ulteriormente conto, e cito a titolo esemplificativo, basterebbe ricordarsi (come opportunamente non smette giustamente mai di fare la Famija) dei nostri Museo Leone e Pinacoteca Borgogna e del loro Museo Arlatan, frutto del lascito del Premio Nobel Fréderic Mistral e germogliato in un clima ottocentesco sicuramente più proficuo di quello odierno per la cultura e per l’arte.
Oppure, come stanno anche facendo i difensori degli ecosistemi per garantirne possibilmente un equilibrio decente, sarebbe sufficiente metter a confronto l’ambiente della risaia del Vercellese e l’habitat della Camargue. L’uno e l’altro sono la conseguenza di un lavoro di secoli, rispettivamente avviato dai Cistercensi chiamati da Ranieri II del Monferrato e dai Templari, acceleratosi negli anni dell’alleanza franco-piemontese, che costituì un fondamento della nostra unità nazionale ed oggi di complessi sistemi idrogeologiche, capaci di assicurare il ripristino dei ritmi naturali in un contesto necessariamente adattato all’uomo.
In questa stessa cornice, comprendente un ideale tracciato di 700 chilometri circa, percorso in continuazione anche da Lorenzo Viola il quale non ha mai smesso di avere nella "sua terra vercellese" il principale riferimento personale, si è sviluppata la sua attività e insegue caparbiamente il suo proposito di una risicoltura camarguese e di una risicoltura vercellese strettamente legate affinché la crescita sia effettiva per ambedue anche nei primi anni duemila.
Lorenzo Viola, 67 anni ed originario di Villarboit, nel cuore della Baraggia Vercellese, sostanzialmente bonificata nell’ultimo trentennio, opera in Francia dal 1953, allorché lo chiamò il padre che lo aveva preceduto nelle aspre terre di Camargue.
Egli che, ventenne, aveva avviato a Sanremo un’impresa di trasporti, poi ceduta ad altri e tutt’oggi fiorente, si portò tutta l’esperienza e le tecnologie della risicoltura del Vercellese nella cosiddetta "isola" della foce del Rodano, dove la coltivazione moderna del riso era stata avviata da Edmond Clauzel con duecento chilogrammi di seme acquistati probabilmente a Vercelli.
In quegli, anni, successivi alla seconda guerra mondiale e di ricostruzione anche oltralpe, la Francia decise di sostenere fortemente la risicoltura, diffusasi in Camargue una prima volta a metà dell’ottocento, per compensare il prodotto non più inviato dalla penisola indocinese, dal Madagascar e da altre colonie. Il problema era fare della risicoltura una coltivazione progredita e produttiva sul modello di quella italiana, inoltre in grado di adattarsi a terreni paludosi e di bonifica, insidiati dal sale cui la pianticina dell’Horyza Sativa sa reagire assai bene.
Lorenzo Viola, con altri che lo avevano accolto integrandolo nella comunità arlesiana e che ne avevano ben presto apprezzato le doti di intraprendenza e di preparazione, si mise all’opera. E non si esagera se si afferma che la risicoltura camarguese è stata una delle figlie della risicoltura soprattutto vercellese, grazie alla ricchezza di quest’ultima in fatto di ricerca e di progressi tecnici, ma grazie anche al contributo caparbio di Viola.
Frattanto, lavorando duramente con al fianco la moglie Elena, scomparsa qualche anno fa, Lorenzo Viola era via via passato dalla condizione di affittuario di un’azienda a quella di proprietario. Egli, oggi, guida un complesso di azienda aventi una superficie complessiva di 510 ettari investite complessivamente a riso. L’impresa, con i nuclei principali rappresentati da Mas de Case Neuve e da Mas du Merle, è diretta con la collaborazione dei figli Diego e Dario, uno dei quali avvocato ad Arles e che, pur naturalizzati francesi, si fanno un vanto di parlare italiano e piemontese.
Anche la crisi profonda della risicoltura camarguese, causata nel 1967 dal passaggio delle sostanziose protezioni doganali del governo francese all’organizzazione comune di mercato, è stata superata con l’apporto determinante di Viola.
Assieme a Pierre Guillot, altro patriarca della moderna risicoltura europea, Lorenzo Viola ha ridato slancio e peso politico, specialmente a Bruxelles, al Sindacato dei Risicoltori di Francia, rimanendone per 17 anni il vice presidente. Egli ha, poi, diffuso la "cultura del riso e della risicoltura vercellese", adattandola ovviamente ad un ambiente in parte diverso tanto che, per gli aspetti commerciali, i risicoltori camarguesi hanno, quale preciso riferimento, il settimanale la "Borsa risi" di Vercelli, com’è noto l’unica specializzata nell’Unione Europea e che fa testo anche nelle sedi competenti della Comunità.
Ma a Viola va soprattutto ascritto il merito (beninteso maturato in sinergia con i massimi esponenti della risicoltura francese) di essersi adoperato fattivamente e con successo:
1. per il rilancio su "basi europee" della coltivazione del riso in Camargue dai primi anni ottanta
2. per la diffusione di varietà ottenute nel cuore della risaia italiana e, pertanto, in possesso di non trascurabili valori commerciali dovuti alle royalties previste per il seme
3. per l’impulso dato alla nascita del "Centre français du riz" di Arles
4. per l’opera personale che ferve tuttora nel grande gruppo cooperativo del "Midì" sud cèreales, d’impostazione molto originale ed efficace, attrezzandosi al fine di rispondere ad ogni necessità di servizi sollecitata dai produttori, impegnato nella ricerca di varietà di riso "europeo" e, dunque, con la possibilità di affiancare anche il nostro paese da ogni strapotere commerciale
5. per i collegamenti nonché per i circuiti scientifici di ricerca in oltre quarant’anni di attività mantenuti vivi con l’Italia, in particolare con il vercellese attraverso anche specialisti, già insigniti della "Pannocchia di riso d’oro", che valorizzano nel mondo la nostra terra
6. per una visione globale ella risicoltura comunitaria e mediterranea che porta Viola a battersi in ogni possibile circostanza perché si consolidi l’asse italo-francese non solo risicolo, bensì anche culturale e di autentici contenuti popolari con un polo, appunto situato a Vercelli, ed un altro ad Arles.