Immagini e parole, siamo circondati e chi gioca con i colori e il senso lo sà.
Ovunque richiami, segni e disegni, tutto si ricopre di graffiti e grafismi, tutti vogliono parlare.
Ognuno ha la sua piccola o grande verità, la sua piccola o grande avventura da condividere, diari, fotografie, disegni, racconti o semplici tracce che risuonano come insulti.
Un mondo di pittori, poeti, condottieri, romanzieri e predicatori... e qualche rivoluzionario.
Tutto si accumula e si ammucchia, in una catasta talmente colorata da diventare grigia, appiccicosa di spray, colla e carta, nauseante e informe tumulo di informazioni, parole, lacrimevoli o gioiose storie, tutti protagonisti: forse del nulla.
C'è, però, chi sa scegliere il giusto equilibrio tra contenuto e contenitore, tra immagine e parola scritta o sottesa.
Il meccanismo all'apparenza sembra semplice, ma in realtà colpire nel segno con un gesto rapido della penna, o con poche parole ben soppesate, é impresa da veri eroi.
Sapere che un segno parla, che un “carattere” racconta una voce, essere consapevoli che un immagine può girare il mondo, queste le armi del nostro condottiero: stringere, chiudere, condensare, lasciare che il messaggio si distilli forte e deciso in un'unica goccia di significante e se il senso non arriva scegliere il silenzio.
Una goccia, davvero, una piccola immagine e nessuna concessione alla decorazione, solo il senso, il contenuto, il messaggio: un'operazione quasi alchemica che non cerca l'oro ma un'attimo di attenzione, uno sguardo, un pensiero, il più delle volte una risata.
Una sorriso o una risata sguaiata che deforma la faccia, un sogghigno a denti stretti per chi ha la coda di paglia, una liberazione per chi si ritrova a capirsi.
Colpire nel segno é impresa da veri eroi.
Sono eroi leggeri che sanno guardare, guardarsi e ridere di sè e del mondo.
Eroi che non ridono di noi ma ridono con noi, che sanno disegnare invenzioni che corrono incontro ai loro spettatori, che sanno mettere in scena spettacoli che normalmente iniziano e finiscono nel girare di una pagina.
Sì sono eroi!
Non hanno cavalli ed eserciti, ma fanno guerra alla guerra, trasformano polli spaventati in armi chimiche, imbottigliano la storia gobba e impiccano la morte per gioco.
Sì sono eroi perché è eroico essere artisti per un giornale, un manifesto o un fumetto, durare il tempo di una risata, vedere il proprio lavoro moltiplicato all'infinito in svalutati cloni di stampa solo per riuscire nell'assedio dei nostri occhi e a volte delle nostre menti.
Eroi consapevoli che sanno di non avere altra parete per il loro lavoro che una pagina di giornale e nessun museo oltre il cestino della carta straccia. E comunque continuano a inventare, a tentare il tiro, a lanciare colpi al bersaglio.
Eroi, rari conoscitori del gusto dolce amaro dei prodotti tipici e delle delicatezze da “nouvelle cousine” abili estimatori della scelta e del calcolo delle probabilità, siano queste la testa o la croce.
Eroi che si fanno consumare dal consumo che combattono, consapevoli che il foglio verrà bruciato e che il loro meravigliosi buffi impiegati e generali dovranno scappare, certi che il mondo è troppo piccolo per quella barca ingombrante del commercio che pur li fa esistere o soppravvivere.
Eroi che non chiamiamo quasi mai artisti perche non possiamo andare in pellegrinaggio davanti alle loro opere e che normalmente trattiamo con quella leggerezza che diventa la sufficienza con cui accogliamo le cose buone ma troppo quotidiane... mentre loro ridono, ridono, ridono... con noi che non sappiamo ridere più, con noi che, ridendo, ci chiediamo cosa c'é da ridere.
Max Bottino