13ª BIENNALE di CARICATURA

Satira in punta di matita

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Profilo caratteriale e artistico di Pietro Ardito che con la sua Greta Garbo inaugurò l’albo d’oro della “Biennale”

 

A cura di Giuliana Chiesa De Marco

 

Per parlare di Pietro Ardito, essendo egli tanto grande nell’arte quanto modesto e schivo nella vita, occorre trovare una voce vicina ma in ogni modo esterna. Ed ecco Marco Delpino, direttore del periodico «Bacherontius» di Santa Margherita Ligure (su cui appaiono regolarmente le vignette del nostro) e amico da sempre dell’artista, tracciare un profilo forte, e nello stesso tempo delicato, di uno dei più grandi caricaturisti italiani, conosciuto a livello internazionale.

«Ardito - afferma Delpino - è persona di grandissima modestia, tanto modesto, quanto grande è la sua bravura». E prosegue: «Pietro Ardito ha inventato la caricatura dell’essenziale, quella che lui stesso ha chiamato psicografia, perché è sì un vignettista ed un caricaturista a tutti gli effetti nel modo più classico del termine, ma è quando diventa “Ardito” che il suo tratto riesce a catturare con grande abilità l’essenza del personaggio, cogliere “quel” tratto essenziale che, da solo, lo caratterizza tutto: è questa la sua peculiarità.  Invero il suo modo di lavorare consiste nel fare prima uno studio del personaggio, poi eseguire una prima caricatura, alla quale togliere ciò che non è saliente lasciando l’essenziale. Il suo è “ermetismo” applicato alla caricatura. Novello Ungaretti, nel cui “mi illumino d’immenso” c’è tutto».

Pietro Ardito è nato a Buenos Aires, da famiglia ligure-piemontese ed ha mosso i primi passi proprio sulla nave che, ad un anno, lo riportava in patria.

La sua passione per la caricatura nasce dall’osservare le persone e se stesso e si concretizza nella rivista rapallese “Il Mare” con disegni di personaggi locali, cui hanno fatto seguito “Nazione Sera” a Firenze e “Girondino” a Roma.

La sua prima caricatura fu un vecchietto al banco del lotto di Rapallo, quando Pietro ancora non aveva compiuto i 15 anni, caricatura che fu pubblicata su un quotidiano genovese procurando grande emozione al nostro giovane amico che, da allora, si dedicò anche all’arte paesaggistica, al disegno di tessuti per la moda, fino all’incontro con la pubblicità. Nell’arte figurativa ciò che ha sempre caratterizzato l’artista sono stati gli ormai famosi “Pretini di Ardito”, figure dipinte ad olio consistenti in caricature di Vescovi, Cardinali, Fraticelli rotondetti, con i salamini, pronti per una scampagnata.

Ardito ha partecipato a mostre in tutta Italia e la sua arte, più meditativa che immediata, ha conquistato premi e riconoscimenti prestigiosi.

Nel 1975 (lo stesso anno in cui gli fu assegnato alla Biennale di  Vercelli il S. Andrea d’oro), in occasione del Premio Tolentino, che vinse, l’allora Ministro Giulio Andreotti, vista sui giornali la propria caricatura, volle per sé l’originale del disegno e alcune copie per farne omaggio agli amici.

Per rintracciare Pietro Ardito mobilitò persino la Polizia di Stato, che si presentò puntualmente alla sua porta. Spaventato e timoroso, alla domanda “È lei Pietro Ardito?” rispose che era il fratello gemello, ma che potevano dire pure a lui. Solo quando seppe che il Ministro desiderava acquistare da lui la caricatura in questione, si decise ad ammettere di essere il vero Pietro Ardito. Recapitò poi personalmente l’originale del disegno a Piazza del Gesù, a Roma, e ne ebbe in pagamento un assegno di Andreotti.

È di quegli anni la collaborazione con la RAI per il programma “Prisma”, nella cui sigla di chiusura apparivano le sue caricature.

A Bordighera ha vinto per ben due volte, nel 1982 e nel 1989 (eguagliato solo da Guareschi), il Premio dell’Umorismo “La Palma d’Oro” e proprio qui il giornalista Indro Montanelli chiese a Pietro la concessione, per la pubblicazione sul suo “Giornale”, delle caricature di personaggi famosi, come il Re Vittorio Emanuele Terzo, Churchill, Hitler, Stalin, De Gaulle, Mao Tse Tung, Mussolini e, cosa nuovissima, una serie interamente dedicata ai filosofi, unendo l’ironia alla profondità di pensiero. Terminata questa collaborazione, iniziò il rapporto con il supplemento di “Repubblica” “Mercurio” per tutta la durata della pubblicazione.

La satira di Ardito richiama i più grandi umoristi del ‘900, da Campanile a Guareschi, da Metz a Carletto Manzoni, a Mosca, riuscendo a far ridere senza scendere nella volgarità.

Fra i comici che Ardito ha amato di più, figura Totò, che ha personalmente conosciuto quando questi viveva a Rapallo negli anni ’25 -’26 e si serviva della lavanderia gestita della mamma di Pietro. Un omino piccolo e magro, così lo ricorda, e ricorda anche, con un sorriso, che era lui stesso, di prima mattina, a portargli la biancheria per ricevere la mancia, precedendo il fratello che ancora dormiva.

Uno, nessuno, centomila: forse, ma per Pietro Ardito è solo l’Uno che conta.

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