Profilo
caratteriale e artistico di Pietro Ardito che con la sua Greta Garbo inaugurò
l’albo d’oro della “Biennale”
A cura di Giuliana Chiesa De
Marco
Per parlare
di Pietro Ardito, essendo egli tanto grande nell’arte quanto modesto e schivo
nella vita, occorre trovare una voce vicina ma in ogni modo esterna. Ed ecco
Marco Delpino, direttore del periodico «Bacherontius» di Santa Margherita
Ligure (su cui appaiono regolarmente le vignette del nostro) e amico da sempre
dell’artista, tracciare un profilo forte, e nello stesso tempo delicato, di uno
dei più grandi caricaturisti italiani, conosciuto a livello internazionale.
«Ardito -
afferma Delpino - è persona di grandissima modestia, tanto modesto, quanto
grande è la sua bravura». E prosegue: «Pietro Ardito ha inventato la caricatura
dell’essenziale, quella che lui stesso ha chiamato psicografia, perché è sì un
vignettista ed un caricaturista a tutti gli effetti nel modo più classico del
termine, ma è quando diventa “Ardito” che il suo tratto riesce a catturare con
grande abilità l’essenza del personaggio, cogliere “quel” tratto essenziale
che, da solo, lo caratterizza tutto: è questa la sua peculiarità. Invero il suo modo di lavorare consiste nel
fare prima uno studio del personaggio, poi eseguire una prima caricatura, alla
quale togliere ciò che non è saliente lasciando l’essenziale. Il suo è
“ermetismo” applicato alla caricatura. Novello Ungaretti, nel cui “mi illumino
d’immenso” c’è tutto».
Pietro
Ardito è nato a Buenos Aires, da famiglia ligure-piemontese ed ha mosso i primi
passi proprio sulla nave che, ad un anno, lo riportava in patria.
La sua
passione per la caricatura nasce dall’osservare le persone e se stesso e si
concretizza nella rivista rapallese “Il Mare” con disegni di personaggi locali,
cui hanno fatto seguito “Nazione Sera” a Firenze e “Girondino” a Roma.
La sua
prima caricatura fu un vecchietto al banco del lotto di Rapallo, quando Pietro
ancora non aveva compiuto i 15 anni, caricatura che fu pubblicata su un quotidiano
genovese procurando grande emozione al nostro giovane amico che, da allora, si
dedicò anche all’arte paesaggistica, al disegno di tessuti per la moda, fino
all’incontro con la pubblicità. Nell’arte figurativa ciò che ha sempre
caratterizzato l’artista sono stati gli ormai famosi “Pretini di Ardito”,
figure dipinte ad olio consistenti in caricature di Vescovi, Cardinali,
Fraticelli rotondetti, con i salamini, pronti per una scampagnata.
Ardito ha
partecipato a mostre in tutta Italia e la sua arte, più meditativa che
immediata, ha conquistato premi e riconoscimenti prestigiosi.
Nel 1975
(lo stesso anno in cui gli fu assegnato alla Biennale di Vercelli il S. Andrea d’oro), in occasione
del Premio Tolentino, che vinse, l’allora Ministro Giulio Andreotti, vista sui
giornali la propria caricatura, volle per sé l’originale del disegno e alcune
copie per farne omaggio agli amici.
Per
rintracciare Pietro Ardito mobilitò persino la Polizia di Stato, che si
presentò puntualmente alla sua porta. Spaventato e timoroso, alla domanda “È
lei Pietro Ardito?” rispose che era il fratello gemello, ma che potevano dire
pure a lui. Solo quando seppe che il Ministro desiderava acquistare da lui la
caricatura in questione, si decise ad ammettere di essere il vero Pietro
Ardito. Recapitò poi personalmente l’originale del disegno a Piazza del Gesù, a
Roma, e ne ebbe in pagamento un assegno di Andreotti.
È di quegli
anni la collaborazione con la RAI per il programma “Prisma”, nella cui sigla di
chiusura apparivano le sue caricature.
A
Bordighera ha vinto per ben due volte, nel 1982 e nel 1989 (eguagliato solo da
Guareschi), il Premio dell’Umorismo “La Palma d’Oro” e proprio qui il
giornalista Indro Montanelli chiese a Pietro la concessione, per la
pubblicazione sul suo “Giornale”, delle caricature di personaggi famosi, come
il Re Vittorio Emanuele Terzo, Churchill, Hitler, Stalin, De Gaulle, Mao Tse
Tung, Mussolini e, cosa nuovissima, una serie interamente dedicata ai filosofi,
unendo l’ironia alla profondità di pensiero. Terminata questa collaborazione,
iniziò il rapporto con il supplemento di “Repubblica” “Mercurio” per tutta la
durata della pubblicazione.
La satira
di Ardito richiama i più grandi umoristi del ‘900, da Campanile a Guareschi, da
Metz a Carletto Manzoni, a Mosca, riuscendo a far ridere senza scendere nella
volgarità.
Fra i
comici che Ardito ha amato di più, figura Totò, che ha personalmente conosciuto
quando questi viveva a Rapallo negli anni ’25 -’26 e si serviva della
lavanderia gestita della mamma di Pietro. Un omino piccolo e magro, così lo
ricorda, e ricorda anche, con un sorriso, che era lui stesso, di prima mattina,
a portargli la biancheria per ricevere la mancia, precedendo il fratello che
ancora dormiva.
Uno,
nessuno, centomila: forse, ma per Pietro Ardito è solo l’Uno che conta.