12ª BIENNALE di CARICATURA

25 Anni di Storia

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Quando un’iniziativa ha successo accade, soprattutto nel nostro Paese, un fenomeno molto simile a quello che un insipido commentatore ha inquadrato nell’ormai famosa metafora di coloro che accorrono in soccorso del vincitore. E cioè l'iniziativa di successo figlia di tanti padri. Per dissipare subito ogni dubbio, affermiamo che la Biennale di Caricatura di Vercelli "L'Arte dell'umorismo nel mondo" ha avuto un solo e indiscusso padre: Francesco Leale. Fu lui a pensarla e a metterla finalmente in cantiere nell’aprile del 1975, grazie alla Famija Varsleisa allora presieduta da Carlo Ranghino con l'appoggio dell'Enal provinciale di Guglielmo Radice.

Leale radunò attorno a sé un fantastico gruppo di esperti e appassionati (una petite bande proustiana) che vogliamo qui ricordare: Enrico Gianeri (Gec), Leonardo Borgese, Giuseppe Novello, Sandro Maria Rosso, Giorgio Allario Caresana, Walter Nasi e Francesco Rinone.

La prima, indimenticabile edizione della Biennale fu ospitata a Palazzo Centori e impreziosita da una magnifica personale di Novello, il caustico fustigatore della borghesia, alla Pinacoteca Borgogna e da un’antologica di Casimiro Teja.

Quella delle personali (o antologiche) di richiamo diventa una caratteristica della Biennale. Francesco Leale invita umoristi che hanno fatto la storia della satira in Italia e in Europa ma sfoggia anche i vincitori delle prime edizioni della Biennale stessa, abbinando loro, come nel caso di Piero Ardito (primissimo trionfatore nel ‘75 con le sue raffinate stilizzazioni di personaggi famosi: ricordate la sua geniale Greta Garbo?), il giovane talento Dario Corradino.

Le Biennali targate Leale (e amici) incontrano sempre un successo incredibile: sfilano a Vercelli Pompei e Colmo, detto "Golia"), Fremura e Bruna, De Fazio e Stella. E non solo. Perché Leale escogita pure (e siamo negli Anni Novanta) una "Biennalina" che faccia da ponte tra il biennio.

L’occhio di Leale è allenato da anni di pratica artistica e da una cultura tanto solida quanto mai ostentata. E poi dalla frequentazione con tutte le più importanti riviste del settore, compresi giornali satirici locali sorti nel ricordo dell’Ottocentesco "Sancho Pancia": da "Le Bianche Casacche" a "La Vetrina" al torinese "Bacillo Vorgola", che aveva una pagina dedicata a Vercelli, al più recente "Risfurchìn". Su quei giornali si cimentano, oltre a Leale, Franco Bergamasco, Luciano Massobrio, Guido Reis, Nilo Celoria, Piermario Vallaro, mentre a Londra incomincia a risplendere la stella di Carlo Roberto.

La Biennale cresce e nel comitato organizzatore sono intanto entrati il Comune, la Cassa di Risparmio di Vercelli e l’Ente Risi che inventa un concorso nel concorso, un premio dedicato al tema del riso, tanto per giocare sul doppio significato del vocabolo. E nel decennale, il giornalista Enrico Villa (pure lui inseritosi con autorevolezza nella petite bande di Leale) confeziona una bella storia della Biennale in cui vengono illustrati gli albori della manifestazione con aneddoti divertenti su Leale (su tutti, la polemica con la bellissima Giulia Manetti che s’era ritenuta oltraggiata da una sua caricatura).

Nel 1988, la Perestrojka fa affluire alla Biennale decine di artisti sovietici che, grazie all’avvento di Gorbaciov, possono finalmente mettere alla berlina le storture del regime.

Non si contano, da allora, i vincitori dei Paesi dell’Est. Nel ‘90, ad esempio, conquista il secondo premio il russo Serghei Tunin con l’opera "Rinnovamento": si vede un marinaio che, imperterrito, continua la riverniciatura della nave mentre questa sta affondando. E lo scorso anno si è imposto un rumeno, con una irresistibile rilettura di un celebre quadro di Van Eyck.

Venticinque anni di storie anche divertenti, ma soprattutto di cultura, di riflessione. Perché davvero la satira deve far riflettere. Odiata dai potenti e, in generale, da tutti i poteri, essa è un’arma deflagrante che spoglia sempre il re facendolo diventare nudo.

Ed è da elogiare la Famija Varsleisa che, sotto la presidenza di Pier Luigi Bruni, ha deciso di tenere viva quella che ormai è una solida tradizione vercellese, arricchendola di anno in anno con una partecipazione sempre più fitta e qualificata. L’edizione 2000 della Biennale di Caricatura "L'Arte dell'umorismo nel mondo" è dedicata ufficialmente a Francesco Leale, che scomparve due anni fa proprio nei giorni in cui veniva allestita in Famija la rassegna che la sua prodigiosa genialità aveva fatto nascere a Vercelli un quarto di secolo fa. E’ il modo migliore per ricordare e celebrare l’unico, autentico padre di un avvenimento che l’Italia c’invidia.

Enrico de Maria

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