Quando
un’iniziativa ha successo accade, soprattutto nel
nostro Paese, un fenomeno molto simile a quello che un insipido commentatore ha
inquadrato nell’ormai famosa metafora di coloro che accorrono in soccorso del
vincitore. E cioè l'iniziativa di successo figlia di tanti padri. Per dissipare
subito ogni dubbio, affermiamo che
Leale radunò attorno a sé un fantastico gruppo di esperti e appassionati (una petite bande proustiana) che vogliamo qui ricordare: Enrico Gianeri (Gec), Leonardo Borgese, Giuseppe Novello, Sandro Maria Rosso, Giorgio Allario Caresana, Walter Nasi e Francesco Rinone.
La prima, indimenticabile edizione della Biennale fu ospitata a Palazzo Centori e impreziosita da una magnifica personale di Novello, il caustico fustigatore della borghesia, alla Pinacoteca Borgogna e da un’antologica di Casimiro Teja.
Quella delle personali (o antologiche) di richiamo diventa una caratteristica della Biennale. Francesco Leale invita umoristi che hanno fatto la storia della satira in Italia e in Europa ma sfoggia anche i vincitori delle prime edizioni della Biennale stessa, abbinando loro, come nel caso di Piero Ardito (primissimo trionfatore nel ‘75 con le sue raffinate stilizzazioni di personaggi famosi: ricordate la sua geniale Greta Garbo?), il giovane talento Dario Corradino.
Le Biennali targate Leale (e amici) incontrano sempre un successo incredibile: sfilano a Vercelli Pompei e Colmo, detto "Golia"), Fremura e Bruna, De Fazio e Stella. E non solo. Perché Leale escogita pure (e siamo negli Anni Novanta) una "Biennalina" che faccia da ponte tra il biennio.
L’occhio di
Leale è allenato da anni di pratica artistica e da una cultura tanto solida
quanto mai ostentata. E poi dalla frequentazione con tutte le più importanti
riviste del settore, compresi giornali satirici locali sorti nel ricordo
dell’Ottocentesco "Sancho Pancia": da "Le Bianche Casacche"
a "
Nel 1988,
Non si contano, da allora, i vincitori dei Paesi dell’Est. Nel ‘90, ad esempio, conquista il secondo premio il russo Serghei Tunin con l’opera "Rinnovamento": si vede un marinaio che, imperterrito, continua la riverniciatura della nave mentre questa sta affondando. E lo scorso anno si è imposto un rumeno, con una irresistibile rilettura di un celebre quadro di Van Eyck.
Venticinque anni di storie anche divertenti, ma soprattutto di cultura, di riflessione. Perché davvero la satira deve far riflettere. Odiata dai potenti e, in generale, da tutti i poteri, essa è un’arma deflagrante che spoglia sempre il re facendolo diventare nudo.
Ed è da
elogiare
Enrico de Maria